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domenica 19 maggio 2013

Sara Fornera, Liberi reclusi


Liberi reclusi. Storie di minori detenuti

Scritto da: Sara Fornera

Il libro di Carlo Silvano "|Liberi reclusi. Storie di minori detenuti." fa profondamente riflettere su quello che purtroppo il nostro carcere non sa offrire al ragazzo detenuto minorenne che sbaglia: una reale, concreta possibilità di recupero umano e sociale.

Si dice che la pena debba tendere alla rieducazione e risocializzazione ma ritengo che questo sia solo un'utopia. La realtà e diversa. Le nostre carceri sono sovraffollate, prive di materiali e risorse di prima necessita'. Com'e' quindi possibile che in un tale contesto il minorenne detenuto compia un percorso di crescita, consapevolezza e rispetto delle regole della società in cui vive?
Carlo Silvano ha conseguito la laurea in sociologia all'Università degli Studi di Napoli Federico II. E' scrittore e consulente editoriale. Ha scritto e pubblicato diversi libri che riguardano il carcere, il mobbing e la massoneria. E' fondatore e presidente dell'Associazione culturale "Nizza italiana". Partendo dal presupposto che chi compie un reato deve scontare per intero la pena, bisogna dare all'uomo, e soprattutto al minore che sbaglia, la possibilità di un recupero umano e sociale.
[...]

Silvano ha scritto il volume per far conoscere le storie di minori detenuti e riflettere sugli stili di vita e comportamentali dei giovani di oggi. Nel suo libro l'autore riporta i colloqui che ha avuto con gli adolescenti rinchiusi nell’Istituto penale per i minorenni del Triveneto e le interviste e le riflessioni di alcuni specialisti che operano fuori e dentro la struttura.
Silvano sostiene che se per un certo periodo di tempo contenere in un istituto un giovane che non ha regole, o che le ha comunque infrante, può rivelarsi fondamentale per la sua crescita, non è il ragazzo detenuto “il male” della nostra società, ma ne rappresenta piuttosto la sconfitta così come sostengono anche insegnanti, volontari, psicologi e sacerdoti coinvolti nella stesura del libro.
"Liberi reclusi" è un volume indirizzato al grande pubblico, con una particolare attenzione ai giovani e a quanti operano, a diverso titolo, con i minori. Il testo di Silvano non riguarda solo i minori detenuti, ma anche gli adolescenti che vivono in famiglie considerate “sane e normali” e credono che pur commettendo un reato non finiranno mai dietro le sbarre. Purtroppo sono tanti i minori che non si rendono conto che uccidere, stuprare o spacciare droga porterà a trascorrere buona parte della propria esistenza in una cella; infatti, i minori intervistati da Carlo Silvano, hanno compreso di aver infranto le regole della convivenza sociale solo quando hanno sentito scattare ai propri polsi le manette.
Titolo: Liberi reclusi. Storie di minori detenuti
Autore: Carlo Silvano
Editore: Edizioni del Noce
Collana: Diritto etica società
Data di Pubblicazione: 2011
Terza edizione: 2012
ISBN: 8887555834
ISBN-13: 9788887555837
Pagine: 100

venerdì 17 maggio 2013

Arcade (Treviso), incontro sul carcere

ARCADE - Si è concluso circa un'ora fa l'incontro dedicato alla realtà della detenzione a Treviso, promosso ed organizzato dalla Fondazione "Corazzin" presso l'oratorio di Arcade (Treviso).
Dopo una presentazione a cura di Luca Zanini, ha preso prima la parola Giovanni Borsato che ha descritto la situazione carceraria in Italia, e poi Carlo Silvano che ha parlato dell'Istituto penale per i minorenni del Triveneto e del carcere di Treviso.
Il pubblico si è mostrato sensibile e attento, e diversi presenti sono intervenuti con domande e riflessioni.




venerdì 3 maggio 2013

Telecittà, La realtà dell'Ipm del Triveneto


Martedì 30 aprile su Telecittà è andata in onda la trasmissione "Caro libro ti racconto". Ho avuto modo di descrivere la realtà dell'Istituto penale per i minorenni del Triveneto e quella del sovraffollamento del carcere di Treviso; nel corso della trasmissione - condotta da Alice Ferretti - si è parlato anche del mercato criminale degli stupefacenti, e altro ancora. Con me in studio Armando Fiscon e Marco Serri.
La trasmissione dura circa un'ora e chi vuole può visionarla cliccando sul lunk che segue https://www.youtube.com/watch?v=hQ67Mw4HD8M

venerdì 29 marzo 2013

Con don Pietro Zardo a Loreggia (Padova)


LOREGGIA (Padova) - Il tema delle carceri è da diverso tempo argomento di discussione sui giornali per il problema del sovraffollamento: in edifici costruiti per circa 46.000 detenuti sono stipati circa 66.000 persone: un metro quadrato ciascuno con i disagi che questo comporta, e non degni di una persona. Per questo motivo la Corte europea per i Diritti dell’uomo ha condannato l’Italia.
Sapevamo che don Pietro Zardo, un prete di Loreggia, lavora nel carcere di Santa Bona di Treviso e che la sua esperienza era stata raccolta in un libro, con la collaborazione dello scrittore Carlo Silvano, intitolato: “Condannati a vivere. La quotidianità dei detenuti del carcere di Treviso raccontata dal suo cappellano”. Ci è parso pertanto opportuno organizzare nella parrocchia di Loreggia un incontro per conoscere questa esperienza.
Lo scorso 22 marzo a Loreggia era presente anche Carlo Silvano, autore anche del libretto “Liberi reclusi, storie di minori detenuti”. Carlo Silvano ha introdotto il tema della serata ricordando i suoi incontri con i ragazzi dell’Istituto penale per minorenni del Triveneto con sede a Treviso; sono giovani, quasi tutti stranieri, cresciuti senza regole e che prendono coscienza di aver fatto qualcosa di grave solo quando si sentono le manette ai polsi. Una volta usciti dal carcere, comunque, molti di loro ritornano a commettere reati, soprattutto con lo spaccio di droga.
(nella foto da sx verso dx: Carlo Silvano, Silvano Fantinato e don Pietro Zardo)

Don Piero è cappellano del carcere di S. Bona di Treviso da 17 anni: qui cerca di accogliere, ascoltare, dare fiducia a persone distrutte da esperienze ed azioni negative. Nel suo intervento, don Pietro ha tracciato la fisionomia delle persone presenti in carcere.
Anzitutto ci sono tanti giovani (130 su circa 300 detenuti): generalmente sono spacciatori e consumatori di droghe, da cui difficilmente si liberano e si trovano a 40 anni fisicamente distrutti. Di solito sono figli di famiglie rovinate dalle divisioni, dalle violenze fisiche e psichiche.
Ci sono poi gli immigrati, alcuni dei quali vengono da zone di guerra (Afghanistan, Iraq, Paesi africani, ecc.), che nel tragitto hanno subito umiliazioni e violenze.
Una categoria particolare sono i giostrai, un mondo violento e impenetrabile, di stile mafioso.
Ci sono, infine, coloro che vivono ai margini della società, i barboni, che sono dentro per piccoli furti.
(il pubblico presente nella sala dell'oratorio a Loreggia)

Come si vive in carcere? Quali sono i problemi?
Don Piero ha elencato alcune situazioni. Anzitutto il sovraffollamento: vivere in cella 20-22 ore al giorno in uno spazio di un metro quadrato per persona è molto duro e per nulla dignitoso.
Difficile è la convivenza: in carcere ci sono persone di 34 Paesi del mondo e questo dice quanto sia complicato convivere con persone di culture e comportamenti diversi; ci sono anche detenuti con problemi psichici.
Molto varia è la tipologia di reati: si va dai furti agli omicidi più efferati.
In queste condizioni una persona è spogliata della sua identità e dignità e vive con più difficoltà i problemi della vita (malattia o morte di persone care, separazione dalla moglie e dai figli…).

Cosa si fa in carcere?
Don Piero cerca di avere buone relazioni con le persone per incoraggiarle a riprendere in mano la propria vita, a tirar fuori il buono che è in loro.
C’è anche l’impegno da parte della Direzione del carcere di togliere dall’ozio delle brande gli ospiti mediante attività scolastiche, che li aiuta a prendere coscienza di quello che sono, e lavorative in piccoli laboratori; il lavoro non solo li impegna alcune ore, ma permette loro anche di guadagnare qualcosa per la famiglia.

Don Piero ha concluso con un paio di osservazioni. La società esterna fatica a comprendere la realtà del carcere; ma è compito suo prendersi cura anche di esso, perché è una struttura sociale con lo scopo di restituire delle persone recuperate nella loro dignità.
Purtroppo non tutti ce la fanno e ritornano indietro. Però, dice don Piero, dobbiamo avere con loro lo stesso atteggiamento del Padre misericordioso della parabola evangelica, che non si stanca di voler bene al figlio perduto.

Alla fine il sindaco Fabio Bui, interpellato sulla situazione della popolazione loreggiana, ha risposto che Loreggia non è né migliore, né peggiore di altri paesi; sono diminuite le denunce di furti, ma resta alta la percezione di paura, perché molte famiglie sono già state visitate dai ladri. Riferendosi ad una precedente serata sugli stili di vita, Fabio Bui ha auspicato che uno stile di vita sobrio, legale e virtuoso in un contesto di collaborazione tra istituzioni e associazioni, possa prevenire fenomeni criminosi.

In conclusione, don Piero ci ha aperto le porte del carcere e, speriamo, anche la porta della nostra mente per comprendere e la porta del nostro cuore per accogliere una realtà che ci interpella, sia come cittadini e tanto più come cristiani. (a cura di Silvano Fantinato)

Ferrara, tutti in piazza per Federico

Questa sera alle ore 18 sarò spiritualmente a Ferrara per partecipare all'incontro in piazza in memoria di Federico Aldrovandi. Spero anche che il Prefetto, il Questore e i poliziotti di Ferrara partecipino, in divisa, a questa manifestazione per ricordare degnamente un ragazzo vittima di persone condannate dalla Giustizia italiana. 

Inoltre, spero vivamente che gli agenti iscritti al sindacato di Polizia Coisp si dissocino dai loro colleghi che hanno manifestato nei giorni scorsi nella piazza del municipio di Ferrara, e provvedano quanto prima a disdire la propria adesione a questo sindacato.

Ritengo, infine, molto significativo l'atto di solidarietà verificatosi l'altro giorno nell'Aula di Montecitorio: tutti i parlamentari in piedi per essere accanto a Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi. 

giovedì 21 marzo 2013

Papa Francesco tra i reclusi del carcere minorile


Il 28 marzo, Giovedì Santo - si legge in un comunicato della sala stampa della Santa Sede - il Santo Padre Francesco celebrerà al mattino nella Basilica di San Pietro la Messa Crismale, e al pomeriggio si recherà all'Istituto penale per Minori di Casal del Marmo per la celebrazione della 'Messa nella Cena del Signore', alle ore 17.30.
E' una notizia molto positiva perché dimostra la volontà del neo Pontefice di stare accanto a dei ragazzi, che hanno commesso anche dei gravi reati, e di compiere un gesto che certamente li porterà a riflettere sui valori evangelici e sui valori della nostra carta costituzionale. 
Papa Francesco I già era stato, in passato, al carcere minorile di Casal di Marmo, quando nel 2007 vi celebrò una messa.

martedì 19 marzo 2013

Loreggia, incontro sul carcere

Venerdì 22 marzo p.v., alle ore 20.30, sarò nei locali della parrocchia di Loreggia (Padova) per un incontro sul carcere di Treviso.