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Questa sera nella parrocchia di Guarda a Montebelluna c'erano tante persone - soprattutto giovani legati alle suore salesiane e al parroco don Domenico Pellizzer - per la conferenza di don Pietro Zardo sulla realtà del carcere di Treviso.
Tre i relatori l'avv. Maria Bortoletto e il dott. Giovanni Borsato.



Numerosi gli interventi qualificati di insegnanti, medici e di una giovane che ha conseguito la laurea con una tesi sul carcere di Padova.

Nel suo intervento l'ex sindaco di Montebelluna Laura Puppato e attuale consigliere regionale, ha parlato delle grosse difficoltà finanziarie della Regione Veneto e dell'incapacità delle forze politiche di individuare e gestire le priorità amministrative.

Commenti

  1. Da Irene Spadetti ricevo il commento che segue:

    [...] ho saputo per caso dell' incontro dell'altra sera e sono stata felicissima di non essermelo persa. Non mi è capitato molto spesso di partecipare ad iniziative che trattano di carcere nei nostri paesi, forse perché considerati lontani e non coinvolti direttamente nella "realtà carcere", credo che l'incontro abbia permesso invece di capire che un luogo apparentemente così lontano dal nostro vivere quotidiano debba essere considerato parte integrante della società. La realtà, e questo si evince anche leggendo il libro scritto da don Pietro, è che in carcere molto spesso capita che ci finiscono anche
    persone "comuni" (come piccoli spacciatori, magari universitari che non si rendono molto spesso conto della gravità di quello che fanno) che commettono degli errori e
    hanno il diritto dopo aver pagato il loro debito con la giustizia di essere considerate persone come tutte le altre. Questo è possibile grazie alla garanzia della pena
    finalizzata al reinserimento, l'incontro ci ha permesso di aprire gli occhi anche sulle difficoltà oggettive date dal sovraffolamento e dalla scarsità di fondi che non aiutano a
    portare a termine gli obbiettivi che si prefigge la Carta costituzionale. Per questo penso sia importante parlare, parlarne frequentemente, far capire, coinvolgere le
    persone, renderle partecipi e soprattutto dare anche modo di conoscere la realtà carceraria direttamente magari anche visitando gli istituti, che, anche se con porte e sbarre,
    devono cercare di essere sempre più vicini e aperti alla società tutta. vorrei anche dirti che ho iniziato a leggere il libro e lo trovo molto interessante e con notevoli spunti per la mia tesi [...]

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  2. Da Andrea Ascenzo ricevo le seguenti osservazioni:

    [...] per entrare nello specifico ritengo sottolineare i seguenti punti:

    1. sovraffolamento nelle carceri in gran parte determinato da detenuti con reati collegati all'uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti;

    2. il carcere non è un ambiente idoneo per la riabilitazione del tossicodipendente, il quale necessita di un percorso lento di educazione ad uno stile di vita ordinato;

    3. per favorire un percorso di questa natura l'intervento non puo'essere, salvo casi particolari:

    a. di natura medica (somministrazione di pagliativi metadone, psicofarmaci, ect),

    b. di natura esclusivamente psicologica;

    4. invece il percorso, per avere margini di riuscita sull'individuo, deve essere seguito da un programma riabilitativo assolutamente disciplinato da regole, lavoro fisico, confronti, riposo. Un programma deve essere di lungo periodo in luogo preposto: LA COMUNITA'.

    Questo per quanto concerne il problema sui detenuti tossicodipendenti.

    Per la situazione più ampia del carcere di Treviso appare quanto mai urgente un intervento profondo capace di accogliere e gestire persone umane.

    È un paradosso che nel 2010 ci siano dei poveri Cristi tenuti nella situazione che tu ci hai trasmesso. Preziosissimo il lavoro quotidiano del cappelano don Pietro.

    RispondiElimina

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