Anche nella Marca trevigiana aumentano i crimini legati all'alcoolismo e al gioco, nonché quelli commessi da stranieri. Ad affermarlo il cappellano del carcere di Treviso, don Pietro Zardo, che recentemente ha descritto il problema del sovraffollamento del penitenziario cittadino durante un incontro pubblico in una parrocchia della diocesi. Ci troviamo a gestire le solite emergenze sociali: soggetti che sperperano il proprio denaro alla ricerca di facili guadagni rovinando se stessi e le proprie famiglie, e in questo contesto lo Stato – con la gestione delle lotterie – ha le sue responsabilità. Ma ciò che ora mi preme sottolineare sono i reati commessi da stranieri: è facile per certi nostri politici farne tutta un'erba un fascio e invocare che scontino la pena nelle carceri dei Paesi di origine. E' vero che ci sono persone che vengono in Italia col deliberato proposito di svolgere attività criminose, ma è anche vero che molti stranieri si trovano a decidere tra una morte certa nel proprio villaggio e l'incognita di un viaggio verso i Paesi occidentali alla ricerca di migliori condizioni di vita: iracheni e afghani, ad esempio, che cercano di sfuggire ai massacri, e così pure quanti non possono più vivere in certi stati dell'Africa centrale a causa di guerre locali. Qualche giorno prima del terribile massacro consumatosi nella cattedrale siro-cattolica di Baghdad alla fine dello scorso mese di ottobre, un Vescovo iracheno in visita nella parrocchia a Quinto di Treviso aveva denunciato l'impossibilità per i cristiani a vivere in Irak e la conseguente fuga all'estero, dove, in tanti casi, non trovando un'adeguata accoglienza per sopravvivere, sono costretti a compiere dei furti. Di fronte a testimonianze come quelle del Vescovo iracheno e di don Pietro Zardo, i semplici cittadini non possono che provare un senso di impotenza, per poi sorbirsi pure certe “sparate” da parte di politici che, pur governando comuni, province, regioni e importanti ministeri, sono in realtà incapaci di agire con competenza e senso di responsabilità.
Sicurezza, legalità e tutela dei più giovani: una priorità non rinviabile di Carlo Silvano (1) 22 dicembre 2025 - La vicenda del quindicenne tenuto in ostaggio per un’ora a Milano, derubato e umiliato fino a essere costretto ad andare al bancomat, colpisce per la sua gravità e per il senso di impotenza che trasmette. Un ragazzo, in pieno giorno, in una zona centrale della città, trasformato in preda da un branco. È un fatto che non può essere archiviato come semplice cronaca: interpella la coscienza civile e politica del nostro Paese. Alla luce dei valori di Democrazia Sovrana Popolare , la sicurezza dei cittadini, e in particolare dei minori, è un dovere primario dello Stato. Non esiste libertà senza sicurezza, né integrazione senza il rispetto rigoroso delle leggi. Quando lo Stato arretra, quando il territorio viene lasciato all’arbitrio della violenza, a pagare sono sempre i più deboli: ragazzi, anziani, famiglie comuni. È giusto che le responsabilità ind...
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