Responsabilità senza sconti: perché la riforma sull’imputabilità dei minori rafforza la giustizia e tutela i giovani Il recente disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri che modifica la disciplina dell’imputabilità dei minori tra i quattordici e i diciotto anni rappresenta una delle riforme più significative degli ultimi anni nel campo della giustizia minorile. La novità non consiste nell’abbassamento dell’età dell’imputabilità, che resta fissata a quattordici anni, né nell’inasprimento delle pene. Il cambiamento riguarda invece un principio processuale: la capacità di intendere e di volere del minore sarà presunta, salvo che venga dimostrato il contrario nel corso del procedimento. Si tratta di una scelta che merita di essere sostenuta perché cerca di adeguare il sistema giudiziario a una realtà sociale profondamente cambiata. I ragazzi di oggi crescono in un contesto molto diverso rispetto a quello di alcuni decenni fa. Hanno accesso fin dalla p...
Il caso Mario Roggero e il senso costituzionale e cristiano della pena di Carlo Silvano La vicenda giudiziaria del gioielliere Mario Roggero, conclusasi con la conferma definitiva della condanna da parte della Corte di Cassazione, ha riacceso il dibattito sul significato della pena e sulla funzione del carcere. Senza entrare nel merito della sentenza, che va rispettata, credo che questa vicenda offra l’occasione per riflettere su un tema che riguarda tutti: quale debba essere la finalità della pena in uno Stato di diritto. L’articolo 27 della Costituzione afferma che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. È uno dei principi più alti della nostra civiltà giuridica, perché ricorda che la pena non può ridursi a una forma di vendetta dello Stato, ma deve perseguire finalità di giustizia. A mio giudizio, il carcere assolve principalmente due funzioni. La prima è quella di proteggere la collettività, impedendo che chi rappresenta un concreto pe...