Quando il pregiudizio entra in tribunale: una sentenza da non dimenticare Ci sono vicende giudiziarie che non possono essere archiviate come semplici errori del passato. Devono restare nella memoria collettiva perché rappresentano un monito per chiunque sia chiamato ad amministrare la giustizia. Tra queste vi è certamente il caso della sentenza della Corte d’Appello di Ancona che, nel 2017, assolse due imputati accusati di violenza sessuale facendo riferimento alla presunta scarsa avvenenza della vittima e ai suoi tratti ritenuti “mascolini”. Una decisione che suscitò indignazione in Italia e all’estero e che venne successivamente annullata dalla Corte di Cassazione, la quale ribadì un principio fondamentale: l’aspetto fisico della persona offesa è del tutto irrilevante ai fini della valutazione della credibilità di una denuncia di stupro. Questa vicenda pone interrogativi profondi non soltanto sul piano giuridico, ma anche su quello culturale e umano. Il giudice non è chiamato a...
Balli e video dietro le sbarre: la festa in carcere che interroga giustizia e rieducazione TREVISO – Un video girato all’interno del carcere di Santa Bona ha riacceso il dibattito sul significato della pena e sul funzionamento del sistema penitenziario italiano. Le immagini, diffuse sui social e successivamente acquisite dagli investigatori, mostrerebbero alcuni detenuti coinvolti nel procedimento giudiziario per l’omicidio di Francesco Favaretto mentre cantano, ballano e si riprendono con uno smartphone all’interno della struttura. Secondo quanto emerso, nel filmato vi sarebbero anche riferimenti alla scarcerazione o al ritorno in libertà di alcuni compagni. La vicenda ha provocato indignazione nell'opinione pubblica, soprattutto perché i protagonisti del video risultano detenuti per fatti estremamente gravi. A colpire non è soltanto il clima di apparente spensieratezza mostrato nelle immagini, ma anche la disponibilità di un telefono cellulare all'interno del carcere...